Martina Bucolo
Interpretare ~ Connettere ~ Creare
deserto del Taklamakan, cammelli, Xinjiang

Deserto del Taklamakan: da Kashgar a Kuqa

L’articolo che stai per leggere fa parte della mia mini-serie di viaggio on the road nello Xinjiang.
Qui trovi tutte le tappe, in ordine, così se vorrai potrai seguire l’itinerario come fosse un diario.

1.Kashgar: un viaggio ai confini dello Xinjiang
2.Cosa vedere sulla Karakorum Highway: Xinjiang
3.Deserto del Taklamakan: da Kashgar a Kuqa
4.Cosa vedere a Turpan: tra vigneti e siti storici sulla via della seta (in arrivo)

mappa google del percorso in auto, da kashgar a kuqa

Decidere di fare un viaggio in questi territori significa avventurarsi in una delle zone più remote della Cina. Ci troviamo nell’estremo ovest, ai confini con Kirghikistan, Afghanistan, Pakistan e Kazakistan. Una regione tanto vasta quanto diversificata sia a livello paesaggistico – praterie, deserti e montagne innevate – sia a livello metereologico – inverni freddi con temperarature al di sotto dello zero ed estati torride.

In questo articolo mi concentrerò sulla parte sud, ed esattamente sull’attraversamento del deserto del Taklamakan – conosciuto come il mare della morte – partendo da Kashgar, città alla quale ho dedicato il primo articolo di questa serie di viaggio: una città bella e incompresa. Partendo da Kashgar, inoltre, potrai visitare un’altra zona di confine molto paesaggistica e in quota, la Karakorum Highway, una delle strade più alte del mondo.

Questo è il terzo articolo di un viaggio durato 15 giorni, completamente on the road. Essendo una zona ai confini, difficile da raggiungere, logisticamente complicata e piena di checkpoint della polizia, se hai bisogno di un autista o una guida, scrivimi pure su instagram o contattami via mail.

Da Kashgar a Kuqa ci abbiamo impiegato tre giorni, facendo una sosta intermedia a Hotan, prima del deserto e un’altra ad Aral, alla fine del deserto. Le distanze sono immense, prendeti il giusto tempo per visitare, acclimatarti, riposare e osservare.

strade di Hotan, Xinjiang
venditore di tappeti a Hotan, Xinjiang
architettura a Hotan, Xinjiang
ristorante locale a Shecha, Xinjiang
ristorante locale a Shecha, Xinjiang
ristorante locale a Shecha, Xinjiang

Shache village 莎车镇

Conosciuta come Yarkant, è la prima sosta partendo da Kashgar. Città oasi dello Xinjiang, occupa una posizione strategica tra Kashgar e Hotan (dove dormiremo domani). È una sosta un po’ obbligata per pranzare e riposarsi, ma in realtà vale la pena spenderci un paio di ore per visitare il mausoleo e il cimitero dove si trova Amanni Sahan, figura legata alla tradizione musicale classica locale e alla trasmissione del repertorio dei “Dodici Muqam”. Il mausoleo unisce elementi architettonici islamici e stile locale. Nell’area storica si trovano vicoli, botteghe, negozi e ristoranti tradizionali. Fare una passeggiata qui è il modo migliore per osservare la vita che scorre e fotografare scene di vita quotidiana. Per pranzo ti consiglio di fermarti nel ristorante più famoso (e anche molto buono!) della città: Mukamu hometown store 木卡姆故乡商店.

Hotan 和田

Ci rimettiamo in macchina per percorrere altri 300 km e arriviamo a Hotan, anche questa piccola cittadina è una sosta obbligata prima di attraversare il deserto. Famosa per la giada preziosa, legata ai fiumi locali, ma soprattutto per i Bazar notturni con le sezioni artigianali.

Deserto del Taklamakan: il mare della morte

Il giorno dopo si parte presto perché ci aspetta una lunga traversata del deserto del Taklamakan, conosciuto come “mare della morte”. È un enorme deserto mobile nel bacino del Tarim, circondato da catene montuose che bloccano l’umidità. “Mobile” perché secondo diverse fonti, tra cui questa, la sabbia, nei secoli, ha sepolto intere città. Uno degli ambienti più aridi in Asia, tanto che le rotte che dovevano seguire le carovane aggiravano il mare di sabbia passando a nord e a sud, collegando una catena di oasi. Oggi è più facile poter attraversare questo luogo di non ritorno grazie alla Tarim Desert Highway, un’autostrada protetta da una fitta vegetazione da entrambi i lati, con un canneto costruito ad hoc affinché la sabbia non si muova.

Arriviamo al Rewake Buddha Temple Relic Site 热瓦克佛寺遗址, dentro il deserto del Taklamakan. È un complesso monastico buddhista costruito in mattoni crudi, organizzato attorno a un grande stupa (una struttura reliquiaria). Un tempo era decorato con sculture in argilla e pitture murali. Il sito è tra quelli studiati da Aurel Stein durante le sue spedizioni. Molti elementi decorativi e scultorei sono oggi documentati in collezioni museali, tra cui il British Museum. Molti ritrovamenti, e alcune riscostruzioni del complesso originario, sono visibili nel museo che si trova nel complesso monastico.

Dopo la visita facciamo un po’ di soste per fare qualche foto tra le dune, ci fermiamo per pranzo nell’unico “autogrill” disponibile e continuiamo fino ad Aral 阿拉尔, una città al nord del deserto. È quasi sera e la stanchezza del viaggio si fa sentire, quindi decidiamo di fare un’ulteriore sosta qui, e di continuare per Kuqa il giorno successivo. Ad Aral ho soggiornato in questo hotel che secondo me ha un buon rapporto qualità prezzo. Non nutrire troppe speranze nella colazione però: c’è tanto, ma tutto cinese.
Nei viaggi in Cina, specialmente con i road trip, le distanze sono spesso sottovalutate: errore gravissimo. Le tempistiche di viaggio aumentano considerevolmente se teniamo conto dei controlli e delle strade che potrebbero potrenzialmente essere chiuse a causa di lavori o frane dovute al mal tempo (soprattutto in inverno). Per questo motivo, per questo genere di viaggi, consiglio sempre di affidarsi a una guida/autista.

Da Aral ci spostiamo verso Kuqa, che sarà la nostra base per i prossimi due giorni.

Kuqa 库车

È stata per secoli una delle oasi piu importanti lungo la Via della Seta del nord, ai margini del bacino del Tarim. La zona è legata alla diffusione del buddhismo in Asia centrale. Poco fuori città, siti come le grotte di Kizil conservano affreschi e testimonianze di un mondo di pellegrini, mercanti e monaci in viaggio tra India, Iran e Cina.
Per un’esperienza ancora più immersiva, ti consiglio di alloggiare nello stesso hotel in cui sono stata io. Unico e anche molto economico!

La prima tappa da Kuqa sono proprio le grotte di Kizil 克孜尔千佛洞. Foto, video e registrazioni di qualsiasi tipo sono vietati, dovrete lasciare tutto in appositi armadietti disposti prima dell’ingresso. Queste grotte sono il primo complesso di grotte buddiste del Turkestan Orientale e al loro interno sono stati rinvenuti frammenti di testi in sanscrito e in tocarico. Erano presenti 236 grotte buddiste, di cui adesso solo 6 restano aperte al pubblico. La maggior parte dei dipinti è andata distruttura, ma molti ritrovamenti sono ancora visibili nel museo Museum für Asiatische Kunst di Berlino.

Il sito del tempio buddhista di Subashi 苏巴什古城 , noto anche come tempio di Zhaohuli, è diviso in due complessi: orientale e occidentale, situato sulle rive est e ovest del fiume Tongchang. La parte orientale è stata distrutta, ma rimangono resti di torri e monasteri. Sono stati rinvenuti oggetti come monete e manufatti in rame e ferro, ceramiche, statue in argilla e frammenti con antiche scritture di alcuni gruppi etnici. I reperti risalgono alla dinastia Han, alle Dinastie del Nord e del Sud e alla dinastia Tang. Nel 2014 questo complesso è stato inserito nella Lista del Patrimonio Mondiale come parte del bene “Via della Seta: rete stradale del corridoio Changan-Tianshan”.
Il biglietto di ingresso costa 25 RMB e vale assolutamente poter camminare tra queste rovine, in un luogo dimenticato anche da molti turisti.

Il Tianshan Grand Canyon 天山神秘大峡谷, conosciuto anche come Kiziliya Grand Canyon 克孜利亚大峡谷 deriva dal nome uiguro che significa “scogliera rossa”. È un corridoio di arenarie rosse scolpito da acqua e vento. Il percorso si addentra per diversi chilometri (circa 5,5 km)tra pareti altissime che, con la luce radente, accendono sfumature dal rosso al ruggine e trasformano ogni curva in un set naturale. Lungo il cammino compaiono anche rocce a cui i visitatori danno nomi ‘figurativi’, piccoli dettagli di immaginazione che aggiungono racconto a una geologia già spettacolare. Come per esempio la roccia chiamata “Tang Seng Stone” per una somiglianza con il monaco del viaggio in Occidente. 


Se stai pensando di organizzare un viaggio in Cina, ci sono alcune cose pratiche che è meglio sapere prima di partire: dalle app indispensabili per spostarsi in città, ai pagamenti, fino alla VPN e alla SIM. Ne parlo in modo dettagliato in questo articolo.

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