Martina Bucolo
Interpretare ~ Connettere ~ Creare

Cosa vedere a Turpan: tra vigneti e siti storici

L’articolo che stai per leggere fa parte della mia mini-serie di viaggio on the road nello Xinjiang.
Qui trovi tutte le tappe, in ordine, così se vorrai potrai leggere l’itinerario come fosse un diario.

1.Kashgar: un viaggio ai confini dello Xinjiang
2.Cosa vedere sulla Karakorum Highway: Xinjiang
3.Deserto del Taklamakan: da Kashgar a Kuqa
4.Cosa vedere a Turpan: tra vigneti e siti storici sulla via della seta

Una cosa non mi sarei mai aspettata: oltrepassare il deserto e ritrovarmi catapultata in una realtà completamente diversa da quella dei giorni precedenti. Vigneti che crescono rigogliosi nella depressione di Turpan, una delle aree più basse e calde della Cina, con molte zone sotto il livello del mare.

A Turpan il deserto non è solo sabbia. È aria rovente, vento secco, città costruite sotto il livello del mare e un’oasi che esiste grazie a un sistema d’acqua ingegnoso, nascosto sottoterra, i famosi karez. Turpan è, o meglio è stato un luogo in cui la Via della Seta è ancora visibile nelle sue rovine, sulle mura di fango pressato, nelle grotte buddiste, nelle necropoli e nei minareti in mezzo al deserto, ahimè ormai abbandonati.

Come raggiungere Turpan e come muoversi in città

Se hai seguito la mia serie sul road trip che ho fatto in questa provincia cinese, sai che sono arrivata qui attraversando il deserto del Taklamakan, ma in realtà si può arrivare da Urumqi, ed è proprio come la maggior parte dei turisti arrivano qui. Un’ora di treno veloce e sei in città. Nonostante Turpan sia ben collegata in treno e in aereo con altre città cinesi, serve comunque un po’ di logistica per raggiungere i vari siti d’interesse, specialmente per alcuni parchi naturali.

Io ho organizzato tutto con un autista per potermi muovere in autonomia, ma anche perché questa provincia è tra le più complesse in quanto a spostamenti: non dare per scontato di trovare taxi, Didi o autobus comodi per raggiungere tutti i siti. Molte attrazioni sono distanti tra loro e alcune richiedono una vera organizzazione logistica. Per questo, secondo me, avere un autista cambia completamente l’esperienza.
Se ti serve il contatto di un autista o di una guida locale puoi mandarmi una mail qui o scrivermi su Instagram

In che periodo visitare Turpan

Conosciuta come 火洲 Huǒzhōu “terra del fuoco” partirei dallo sconsigliarti di visitarla nel periodo estivo. Nonostante l’estate sia il periodo dell’uva e quindi probabilmente il più “bello” visivamente, il caldo non perdona e può essere davvero impegnativo. Andare in giro di giorno diventa impossibile perché le temperature arrivano anche a 50 gradi. I periodi migliori per visitare Turpan sono la primavera e l’autunno, quindi aprile e maggio sono due mesi con temperature accettabili. L’autunno (periodo in cui ho visitato questa zona) ha una temperatura gradevole proprio come la primavera. Si può andare in giro di giorno e potrebbero esserci delle giornate molto calde ma non insopportabili; mentre la sera si abbassano un po’ le temperature quindi bisogna avere una giacca in valigia. Gli inverni sono molto freddi con temperature al di sotto dello 0, molte strade e molte attrazioni potrebbero essere chiuse a causa della neve quindi lo sconsiglio.

Dove alloggiare

Inserisco raramente una sezione dedicata all’alloggio ma credo che questa volta valga assolutamente la pena citare l’hotel in cui ho alloggiato (che puoi trovare qui) perché oltre ad essere bellissimo è anche economico e si trova in una zona famosa e ben curata di Turpan: la Grape Valley Scenic Area.
Ovviamente non aspettarti di trovare colazione all’occidentale: perdi ogni speranza. Ma ti assicuro che l’esperienza ne varrà la pena. Più che un semplice hotel, mi è sembrato un piccolo rifugio. Un posto dove rallentare, sedersi all’ombra, respirare un’atmosfera più domestica e sentire davvero il ritmo di Turpan. Inoltre l’hotel mette a disposizione dei clienti un servizio molto particolare: per ogni stanza prenotata è possibile raccogliere 500 gr di uva direttamente dalle loro coltivazioni sul retro (ovviamente dipende dal periodo in cui andate, potrebbe non essere stagione di raccolta)

Se vuoi vedere più contenuti video e foto dell’alloggio, puoi dare un’occhiata alle storie in evidenza nella mia pagina instagram.

Gaochang Ancient City 高昌故城

Fa caldo, ma non troppo. Do un’occhiata all’orologio per vedere i gradi e mi rendo conto che siamo a -68 metri sotto il livello del mare. All’ingresso c’è una statua imponente, in quello che sembra bronzo. Mi avvicino ed è lui: il monaco Xuanzang, una delle figure più celebri legate alla diffusione del buddhismo lungo la Via della Seta.

La sua presenza qui non è casuale. Xuanzang passò da Gaochang durante il suo viaggio verso l’India, intorno al 630 d.C., e la città fu per secoli un importante centro religioso, culturale ed economico del bacino di Turpan. Gaochang nacque probabilmente come insediamento militare nel I secolo a.C., ma conobbe diverse fasi storiche: capitale, centro amministrativo e poi parte del regno uiguro.

Oggi si visitano le rovine di quella che un tempo era una grande città fortificata della Via della Seta. Il sito conserva ancora la struttura dell’antica città, divisa in città esterna, città interna e area palaziale, conosciuta come Khan’s Castle.

In questo grande complesso puoi decidere di andare in giro a piedi, scelta che sconsiglio vivamente soprattutto nelle ore più calde, oppure prendere una delle piccole navette turistiche che attraversano il sito e si fermano nei punti principali. Tra le tappe più importanti ci sono solitamente il tempio buddhista sud-orientale, il Khan’s Castle, cioè l’area palaziale, e il Grande Tempio Buddhista sud-occidentale, una delle parti più suggestive del complesso.

Quello che colpisce di Gaochang non è solo la sua storia, ma il suo aspetto: mura di terra cruda, resti di templi, torri consumate dal vento e dal sole, tutto immerso in un paesaggio secco, quasi lunare. È uno di quei luoghi in cui non bisogna aspettarsi monumenti perfettamente conservati, ma piuttosto immaginare. Immaginare le carovane, i monaci, i mercanti, le lingue diverse, le religioni che si incontravano e attraversavano questa città nel cuore della Via della Seta.

Jiaohe Ancient City 交河故城

Se Gaochang mi aveva dato la sensazione di una città inghiottita dal deserto, Jiaohe mi è sembrata quasi una città sospesa.

L’antica città di Jiaohe si trova su un leggero altopiano, stretto tra due antichi corsi d’acqua. Il suo nome, infatti, significa più o meno “fiumi che si incontrano”, proprio perché la città sorgeva nel punto in cui due fiumi le scorrevano intorno. Questa posizione la rendeva una vera fortezza naturale: a differenza di molte altre città antiche, Jiaohe non aveva bisogno di grandi mura difensive, perché erano già le pareti scoscese dell’altopiano a proteggerla.

Per secoli fu un importante centro politico, militare e culturale lungo la Via della Seta, fino al suo progressivo declino e abbandono dopo guerre e instabilità.

A colpire è la forma della città. Jiaohe si estende per circa 1.650 metri in lunghezza con una pianta allungata che ricorda una foglia. Camminando tra le rovine si riesce a intuire la struttura urbana: il grande viale centrale, le zone residenziali, i templi buddhisti e le aree religiose.

Rispetto al sito archeologico di Gaochang, Jiaohe è più facile da immaginare perché puoi camminare dentro la città, seguire le strade, attraversare gli spazi, osservare i muri di terra cruda e provare a ricostruire mentalmente la vita quotidiana di chi abitava qui.

La visita richiede di solito un paio d’ore e secondo me il momento migliore è il tardo pomeriggio, quando la luce rende le rovine ancora più suggestive. Puoi raggiungere questo parco post pranzo e prima visitare la zona antecedente la città vecchia in cui c’è una ricostruzione e descrizione molto dettagliata della vita nella città. Una volta finita questa parte interna museale, si passa a quella esterna. In tutto richiederà un paio di ore.

Grotte di Tuyoq e Xinjiang Damo Soil Art Museum

Allontanandoci un po’ da Turpan, il paesaggio cambia. Il deserto si trasforma e diventa terra rossa. È in una gola di queste montagne che si trovano le grotte di Tuyoq, uno dei luoghi più importanti per capire quanto il buddhismo abbia attraversato e trasformato queste zone.

Le grotte di Tuyoq 吐峪沟千佛洞 si trovano nella valle di Tuyoq, un canyon scavato nelle Flaming Mountains, dove il paesaggio arido lascia spazio a timidi corsi d’acqua, villaggi di terra cruda e antiche cavità buddiste scavate nella roccia. Le grotte non sono perfettamente conservate. Molte sono danneggiate, alcune sono crollate, altre conservano solo tracce di quello che doveva esserci. Però è proprio questa fragilità a renderle interessanti: non si entra in un monumento intatto, ma in un frammento di storia sopravvissuto al tempo, al clima e alle trasformazioni religiose e culturali della regione. Le pitture raccontavano scene religiose, figure di Buddha e monaci. Da qui passavano lingue, popoli, commerci, religioni e influenze artistiche diverse.

Poco distante si trova il Xinjiang Damo Soil Art Museum 新疆大漠土艺馆, una struttura moderna, costruita come spazio artistico e tematico dedicato alla cultura del deserto. Alcune sale riproducono affreschi ispirati alle grotte di Kizil e a Bezeklik, e per questo può essere interessante visitarlo prima o dopo le grotte originali. Però va considerato per quello che è: non un sito archeologico antico, ma una reinterpretazione moderna. Uno aiuta a sentire la storia, l’altro aiuta forse a immaginare come potevano apparire alcuni elementi perduti.

Deserto Kumtag

库木塔格沙漠

Ci accoglie il Signor Zhang: capelli scuri, abbronzato, la pelle rovinata dal sole, occhi chiari e una kefia a proteggere naso e bocca. La mia guida aveva già preso contatti quindi ci stava aspettando per iniziare quello che sarebbe stato un folle off road in un quattro per quattro tra le dune di uno dei deserti più belli e spaventosi che abbia mai visto.

Nonostante la zona di arrivo sia discretamente turistica con giri su cammelli e fuoristrada, le macchine si disperdono tra le dune di un deserto infinito che non ha più confini e punti di riferimento. Il cellulare non prende e siamo completamente nelle mani di Zhang che potrebbe anche guidare a occhi chiusi e saprebbe orientarsi lo stesso. Sfreccia tra le dune, che per me non hanno assolutamente nessuna forma, vedo solo una vastità di sabbia infinita, e non ho più percezione di profondità.

Il giro può essere di 45 o 90 minuti. Assolutamente da non perdere!

Huoyun Valley 火云谷

Significa “Valle delle Nuvole di Fuoco“, e in effetti il paesaggio sembra costruito su tutte le sfumature del rosso: ocra, arancio, rame, marrone, a volte con delle sfumature sul viola. Le montagne hanno forme e dimensioni di ogni tipo, piegate dal vento e dall’acqua. Da lontano sembrano fiamme stagliate nel deserto; da vicino, invece, si vedono strati e creste che raccontano di un tempo lungo e lontano da noi.

Huoyun Valley si trova a nord di Turpan, verso il lato meridionale dei famosi monti Tianshan. Non aspettarti un sito archeologico o un luogo pieno di spiegazioni storiche. Huoyun Valley è soprattutto scenografia naturale. A differenza di altri spot di Turpan, Huoyun Valley non si visita a piedi. È un parco geologico molto esteso, più simile a un itinerario panoramico che a un semplice sentiero turistico. L’ideale è percorrerlo in macchina, fermandosi nei punti più scenografici per scattare foto e osservare le formazioni rocciose. Camminare è possibile in alcuni tratti, ma pensare di esplorarlo tutto a piedi non è realistico, soprattutto con il caldo di Turpan.

Come molti luoghi intorno a Turpan, anche Huoyun Valley è stata collegata all’immaginario del Viaggio in Occidente. Una leggenda locale la associa a Red Boy, il giovane demone del fuoco che avrebbe cercato di fermare il viaggio di Tang Sanzang e dei suoi discepoli. È una storia turistica, più che un fatto storico, ma funziona bene per capire come questo paesaggio rosso, secco e quasi infuocato abbia alimentato l’immaginazione popolare.

Secondo me è una tappa perfetta se vuoi aggiungere al viaggio una pausa più visiva e fotografica. Il momento migliore è probabilmente il tardo pomeriggio (io sono arrivata alle 16:30), quando la luce laterale fa risaltare le forme delle rocce e i colori diventano più intensi. Considera almeno 2 ore per una visita veloce, ma se vuoi fermarti con calma nei punti panoramici e fare fotografie, possono servire anche 3 o 4 ore.


Turpan è una città che appartiene al deserto, ma allo stesso tempo vive grazie all’acqua, all’ombra e all’uva. Un po’ un paradosso, come tanti altri meravigliosi paradossi cinesi.


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