Martina Bucolo
Interpretare ~ Connettere ~ Creare
murales kashgar

Kashgar: un viaggio ai confini dello Xinjiang

L’articolo che stai per leggere fa parte della mia mini-serie di viaggio on the road nello Xinjiang.
Qui trovi tutte le tappe, in ordine, così se vorrai potrai leggere l’itinerario come fosse un diario.

1.Kashgar: un viaggio ai confini dello Xinjiang
2.Cosa vedere sulla Karakorum Highway: Xinjiang
3.Deserto del Taklamakan: da Kashgar a Kuqa
4.Cosa vedere a Turpan: tra vigneti e siti storici sulla via della seta (in arrivo)

76. Sono gli anni che ha lo Xinjiang come regione autonoma. Incorporato nella neonata Repubblica Popolare Cinese di Mao Zedong nel 1949, significa “nuovo paese di frontiera”. “Di frontiera” non solo geograficamente ma anche a livello linguistico, religioso e culturale. O forse dire di frontiera non è esatto, ai margini, sarebbe forse più appropriato.

In realtà di anni, lo Xinjiang, ne ha molti di più. È una regione storica, abitata da sempre da diverse popolazioni tra cui gli uiguri, kazaki, tagiki, kirghisi, hui, ecc. e in quanto territorio esiste da secoli.

Viaggiare nello Xinjiang porta con sé una consapevolezza diversa. Ti trascina in territori che sono lontani da quello che definiamo, sempre troppo superficialmente, “la Cina”. Che dire Cina è facile, ma non si pensa mai a quanto è grande e varia.

Lo Xinjiang non è solo uno stato di frontiera. È una terra difficile e incompresa. Bella e selvaggia. Una terra che è un’immensa ferita aperta. Che ha in parte perso la sua cultura e, di conseguenza, anche parte della sua identità, ma che resta integra nel suo fascino attraverso gli occhi verde smeraldo di molti uiguri, una delle 56 etnie riconosciute dalla Repubblica Popolare Cinese (insieme ad altre, in realtà) che popolano questa porzione infinita di deserto. Al confine con Pakistan, Kirghizistan e Tagikistan, è ricca di tradizioni, usi e costumi di diverse identità culturali.

Appena atterro a Kashgar capisco il perché i cinesi han mi chiedono da sempre se sono dello Xinjiang. I tratti somatici degli uiguri sono più simili a quelli delle popolazioni del centro asia che non ai cinesi han. D’altronde la posizione di Kashgar è più vicina a Teheran che non a Pechino, e non solo per i km che le separano.

Ho visto capelli ricci e marroni, occhi azzurri come i laghi ad alta quota che riflettono le vette del Pamir. E no, non erano le solite lentine o i filtri di una nuova app. Sono occhi che bruciano alla vista della luce. La pelle un po’ scottata dal sole. Qualche barba incolta, ma niente cappelli doppa, copricapo tradizionale uiguro. Li indossano solo i più anziani, e comunque pochi. “Non sono vietati”, mi dice un uiguro con cui chiacchiero un po’ in una piazza aspettando che apra la moschea. “Non sono abituato a portarlo, tutto qui” A pochi metri da noi poliziotti armati e una macchina blindata. Capisco che non è il caso di fare domande, accetto la sua risposta sorridendo e lui si allontana, l’ora della preghiera è iniziata.

KASHGAR

1200 m sopra il livello del mare. I monti del Pamir a nord-ovest, il deserto del Taklamakan (deserto piu grande in Cina) a sud e i monti Tianshan a nord-est. E’ una città bazaar, ricca di mercati con tè, spezie e artigianato vario. Prima della demolizione della sua città vecchia era definita come città islamica meglio conservata nella parte dell’Asia Centrale. La bellezza resta nonostante sia stata in parte ricostruita. Sono i colori quelli che saltano agli occhi a prima vista nonostante i due giorni di sabbia a causa di un tempesta di passaggio. Le strade, i fiori, i vasi, porte e finestre, e qualsiasi ornamente continua a emanare una luce particolare. Restano ancora case tradizionali con cortili, divanetti, tappeti e fontane. Le mura esterne sono fatte di mattoni di fango. Mentre passeggio per cercare una casa da tè sento qualcuno che dice: “Qui non piove”, il cameriere vede che osservo le pareti esterne, per me così estranee, abituata al cemento.

E ha ragione: a Kashgar la pioggia è un evento, non un’abitudine. Forse è per questo che ogni colore, ogni muro, ogni vaso sembra custodire la luce come un tesoro e tutto ha il colore della sabbia.

Quando visitare Kashgar

Il periodo migliore per visitare Kashgar è in primavera, durante i mesi di aprile–maggio e in autunno durante i mesi di settembre e ottobre (da evitare la prima settimana, perché in Cina è vacanza e nonostante non sia una zona troppo turistica è meglio evitare questo periodo per la possibile affluenza di persone).
In questi due periodi il clima è piacevole e le temperature sono miti quindi riuscirai a goderti la città con calma senza il caldo torrido dell’estate né il freddo pungente dell’inverno che possono rovinare la voglia di esplorare mercati e vicoli.
Data la zona semi-desertica, le escursioni termiche tra giorno e notte possono essere notevoli in qualsiasi stagione: porta sempre con te una giacca leggera antivento, anche in primavera.

Come raggiungere Kashgar

Kashgar si trova all’estremità occidentale dello Xinjiang, quasi ai confini con il Kirghizistan e il Tagikistan. È una delle città più lontane da Pechino (oltre 4.000 km) e se un tempo raggiungerla era complicato, oggi non lo è più.

Il modo più comodo e veloce per arrivare è in aereo. L’aeroporto di Kashgar si trova a circa 10 km dal centro città e offre collegamenti diretti con diverse grandi città cinesi, tra cui:

Urumqi 乌鲁木齐 – 2 ore di volo
Xi’an 西安 – circa 4 ore
Chengdu 成都 – 4 ore e mezza
Lanzhou 兰州 – 3 ore e mezza
Pechino 北京 e Shanghai 上海 – voli diretti di 5–6 ore

Non ci sono voli internazionali diretti, quindi se arrivi dall’estero dovrai sicuramente fare uno scalo in uno degli aeroporti citati.  

In treno: Per chi ha più tempo o vuole godersi il paesaggio desertico, è possibile arrivare in treno:
Da Urumqi parte ogni giorno un treno ad alta velocità che impiega circa 9–10 ore.
Esistono anche treni notturni “classici” che impiegano 15–18 ore, ma offrono un’esperienza più autentica (cuccette morbide o dure). Non te lo consiglio se non hai tanto tempo e disposizione e se vuoi star comodo. 

Come muoversi in città e dove dormire

Kashgar è una città che va esplorata a piedi. Il centro storico, con i suoi vicoli e le stradine del bazar è compatto e facilmente visitabile camminando.
Per le distanze più lunghe (ad esempio per raggiungere l’aeroporto, il mausoleo di Abakh Khoja o il Bazaar) puoi affidarti ai taxi o all’app Didi 出行 (l’equivalente cinese di Uber), molto usata e con tariffe economiche. Per conoscere le app che ti serviranno in Cina puoi consultare questo articolo che ho scritto poco tempo fa.

Io mi sono affidata a quest’agenzia viaggi che si è occupata di tutto: dall’autista ai biglietti d’ingresso per musei e attrazioni varie. E’ stato più comodo perché per spostarsi tra una città e l’altra e proseguire il viaggio l’unico modo è avere un autista che ti accompagni (negli articoli successivi ti spiegherò anche il perché è meglio avere una guida/autista per questo tipo di viaggio).

Per l’alloggio ti consiglio questo hotel, molto bello, pulito e centrale. La colazione non è interanzionale (ma difficilmente troverai hotel che ce l’hanno), ma è molto buona con frutta e verdura tipiche locali.

Cosa vedere a Kashgar

Per una visuale dall’alto (sperando che tu non becchi tempeste di sabbia come è successo a me per i primi due giorni in città) ti consiglio la torre della TV 昆仑塔 . Il biglietto costa 30 rmb e non serve prenotazione. Potrai godere di una vista a 360 gradi sulla parte di città vecchia e nuova.

La Città Vecchia 喀什古城 ha subìto una “modernizzione” e “miglioramento delle condizioni abitative” da parte delle autorità, dice la versione ufficiale. La demolizione di gran parte della sua città antica è iniziata dal governo nel 2009 con un programma di ricostruzione urbana che ha comportato la distruzione progressiva della sua area storica. Questo intervento è stato fortemente criticato per aver eliminato la struttura e il patrimonio culturale locale. Adesso la maggior parte delle palazzine sono nuove, ma ne restano ancora alcune originali ancora abitante della minoranza locale.

città vecchia Kashgar
città vecchia Kashgar, century old teahouse
città vecchia Kashgar, century old teahouse

Per un’esperienza classica, ti consiglio la Teahouse Century old 百年茶馆 si trova nella Città Vecchia. Ha oltre cento anni di storia ed è stata tramandata di generazione in generazione dalla famiglia Mamat. È frequentata da molti abitanti del posto e apprezzata anche dai turisti, diventata famosa grazie al film Il cacciatore di aquiloni. Ti consiglio di fermarti qui per gustare una tazza di tè assistere a canti e danze tradizionali che hanno luogo nella parte interna, dove ci si può sedere in alcuni divanetti bassi (togliendosi le scarpe) ed è quasi sempre presente una piccola banda musicale locale. Nei balconi esterni, invece, si sta ai tavoli godendo della vista della città antica.
Cosa provare in questa casa da tè? Sicuramente la loro specialità: tè caldo o freddo speziato, leggermente piccante, servito con zucchero grezzo.

Moschea Id Kah, Kashgar

La Moschea Id Kah 艾提尕尔清真寺 , uno dei migliori esempi di architettura islamica in Cina e la più grande del paese. Costruita nel 1442, domina la piazza centrale della città. La domenica ospita(va) più di 10.000 fedeli e non si può visitare durante le ore di preghiera (come molte moschee) quindi informati sugli orari prima di organizzare una visita.

高台民居 Gaotai minju significa “abitazioni con terrazza elevate”. In inglese Gaotai Ancient Homes, fa parte del quartiere antico di Kashgar, nella parte nord-est della città vecchia. Hanno una storia di oltre 600 anni e nel corso dei secoli sono state abitate da generazioni di famiglie Uigure. Sono case antiche costruite su roccia in cui ogni nuova generazione aggiungeva, negli anni, un nuovo piano sulla base esistente. Questo sviluppo verticale ha creato un tessuto urbano molto denso con case “impilate”.

Parte del villaggio è in ristrutturazione mentre un’altra parte è visitabile ma adibita a sito archeologico.

Il Mausoleo di Abakh Khoja 阿帕克霍加麻扎 , immerso in un bellissimo parco, si trova a 6 km dal centro città. Un capolavoro dell’architettura uigura, fatto costruire nel 1642 dall’imperatore Qianlong della dinastia Qing, in onore di una delle sue mogli, Xiangfei, la Fragrante Concubina, di origine uigura. Per questo motivo questo mausoleo è anche conosciuto con il nome di Tomba della Concubina Profumata 香妃墓.

Gran Bazaar e il Mercato del Bestiame, Kashgar
Gran Bazaar e il Mercato del Bestiame, Kashgar
Gran Bazaar e il Mercato del Bestiame, Kashgar

Il Gran Bazaar 喀什大巴扎 e il Mercato degli animali 牲畜大巴扎. Si trovano nello stesso posto, uno accanto all’altro. Ma mentre il primo è attivo tutti i giorni, il secondo “apre” solo la domenica. E’ uno dei posti storici che vive sin dai tempi della Via della Seta, il più famoso dell’Asia centrale. Con oltre 4.000 bancarelle, riunisce mercanti di diverse etnie che vendono spezie, tessuti, tè, artigianato e animali, creando un mosaico di colori, profumi e voci. Non è solo un luogo di scambio, è un centro sociale dove tradizioni e quotidianità si intrecciano. Qui Uiguri, Kazaki, Tagiki si ritrovano a contrattare sui loro migliori capi di bestiame: cammelli, capre, cavalli e pecore.

Ingresso e uscita del mercato sono pattugliati. Si entra uno ad uno passando le borse attraverso il metal detector. Uno scanner veloce al resto del corpo e sono dentro.

Le bancarelle sono tantissime e vendono ogni sorta di tessuto colorato, capi di abbigliamento (soprattutto invernali) coltelli, artigianato, strumenti musicali, e generi alimentari. E’ in questa sezione che troverai delle prelibatezze locali come il naang, stufato di agnello e spiedini, kebab, baozi al forno. Insieme a tantissime altre cose deliziose.

Il mercato del bestiame, sebbene sia all’aperto, è comunque un posto con molta polvere, un po’ di smog a casa dei mezzi in ingresso e in uscita, e odori forti. Se sei sensibile ti consiglio di non visitarlo e dedicarti solo alla parte del Gran Bazaar.

Gran Bazaar e il Mercato del Bestiame, Kashgar
Gran Bazaar e il Mercato del Bestiame, Kashgar

Kashgar è ferita dal tempo e dalle forze che tentano di cambiarla. Ma ogni strada, ogni mosaico, ogni viso ha una memoria che prova a resistere a tutte le intemperie che vogliono seppellirla sotto la sabbia. Io porto con me i colori e gli sguardi attraversati da una luce desertica a tratti offuscata. Il viaggio non finisce con il rientro: continua nella memoria, nei granelli di sabbia che ci restano addosso, nei volti che tornano in mente quando ricordiamo e raccontiamo.


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2 risposte a “Kashgar: un viaggio ai confini dello Xinjiang”

  1. Avatar Simona
    Simona

    Ottimi consigli, non vedo l’ora di metterli tutti in pratica

    1. Avatar Martina Bucolo

      Grazie Simona! Sul road trip nello Xinjiang arriveranno altri articoli a breve!

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