Martina Bucolo
Interpretare ~ Connettere ~ Creare

Road Trip Sichuan, Gansu e Qinghai

Itinerario di 11 giorni tra monasteri, laghi e praterie

Questo non è il solito viaggio. Non è un viaggio per tutti: tra altopiani, strade sterrate, monasteri remoti e altitudini da capogiro, il percorso da Chengdu al Qinghai è un’avventura entusiasmante… e che mette alla prova mente e corpo.

Prima di iniziare facciamo un test per capire se questo viaggio fa per te o meno.
Se preferisci la comodità e la modernità della città, cerchi comfort e soprattutto soffri il mal d’auto, opterei per un altro tipo di viaggio.
Se invece ami viaggiare in auto questo tipo di viaggio ti permette di essere indipendente e apprezzare a 360 gradi ogni passo montano. La libertà di spostarsi in zone remote e poter esplorare liberamente, non ha prezzo.
Se sei appassionato di natura e cultura preparati a riempirti gli occhi e l’anima: praterie, laghi salati, paesaggi mozzafiato, monasteri, festival locali e minoranze. Nuove abitudini giornaliere e alimentari.
Se ti piace viaggiare fuori dall’ordinario e non ti interessano le “classiche” mete come Pechino, Shanghai, Xi’an e cerchi un’esperienza diversa e immersiva. Se ti piace vivere avventure e trasmetterle attraverso foto e racconti, questo viaggio fa al caso tuo!
Buona lettura!

In questo itinerario ti guiderò alla scoperta di due province abbastanza famose – Sichuan e Gansu – e una provincia di cui avrai sentito parlare poco: il Qinghai. E’ una delle zone più vaste delle Cina e anche la meno popolata del Paese. E’ una terra affascinante, ricca di contrasti estremi, sia a livello paesaggistico che culturale. Praterie, laghi salati ad alta quota, deserti e montagne innevate. Tibetani, hui musulmani, i tu e gli han popolano questa parte di Cina. Convivono in un vasto territorio, a volte a stretto contatto e a volte senza incontrarsi mai.

Qinghai-lake-roadtrip

Ostacoli e imprevisti durante il viaggio

Prima di entrare nel dettaglio dell’itinerario vorrei dedicare due parole alle sfide che ti si potrebbero presentare davanti. Non sono qui per demoralizzarti ancora prima di inziare, ma spero di darti dei consigli che possano aiutarti a prepararti al meglio per affrontare questa meravigliosa avventura!

Altitudine e acclimatazione

La maggior parte del viaggio si svolge ad alta quota (dai 3000 ai 4800) quindi il tuo compagno di viaggio, sebbene indesiderato, potrebbe essere il mal di montagna: fiato corto, mal di testa, stanchezza improvvisa. Non esistono medicinali per prevenirlo o curarlo, il tuo corpo deve semplicemente adattarsi: devi acclimatarti. Ti consiglio quindi di prenderti qualche giorno per abituarti a queste nuove altitudini e ascoltare le risposte del tuo corpo. Tra i consigli che posso darti: resta idratato, mangia leggero e porta una bomboletta di ossigeno (hotel e farmacie ne sono fornite, quindi stai tranquillo!)

Controlli e accessi vietati

Molte zone in questa parte di Cina sono aree estremamente sensibili dal punto di vista etnico, religioso e politico. E’ quindi comune trovare dei check-point (stazioni di controllo della polizia) dove verranno controllati i documenti, fatte foto per riconoscimento facciale e registrazione del soggiorno. Se ti trovi ad attraversare una zona in cui non puoi alloggiare, potresti essere scortato dalla polizia fuori dai confini, così che si assicurino che non resterai nella contea (è successo a me sigh)
Non è facile sapere in anticipo quali di queste zone sono chiuse agli stranieri, perché cambiano spesso.
Inoltre alcuni hotel, nonostante le politiche di apertura del governo, si rifiutano di accettare stranieri quindi contattali in anticipo per assicurarti di poter alloggiare.

Oltre alle zone chiuse agli stranieri, ci sono dei monasteri, villaggi o aree per le quali serve un permesso speciale, come ad esempio la zona dell’altopiano tibetano Hoh Xil, noto anche come Kekexili 可可西里 in cinese, patrimonio UNESCO.

La parola d’ordine quindi è FLESSIBILITA’. Adattarsi è la chiave.

Se vuoi vivere il viaggio in serenità senza dover pensare troppo all’organizzazione e ai permessi, io ti consiglio l’agenzia con cui sono partita io. Contattandoli da questo link utilizzando il codice MARTINA potrai avere uno sconto sul tuo viaggio personalizzato.

monastero buddhista tibetano
mercato cinese
monastero buddhista tibetano

GIORNO 1: da Chengdu 成都 a Ruoergai 若尔盖县 passando per Dujiangyan 都江堰 e la città vecchia di Songpan 松潘古城

Si parte da Chengdu, ma per visitarla ci sarà tempo al rientro. E se non ne avrai, pazienza, una scusa in più per tornare in Cina!

Ho vissuto a Chengdu per tre anni. E’ una città di 20 milioni di abitanti ma dal ritmo lento. Tra i cinesi si dice che non è adatta ai giovani, ai frenetici, a chi vive una vita dinamica. Io dico che Chengdu è una città vivibile (se non per il meteo, spesso nuvoloso e anche molto caldo d’estate) e fuori dall’ordinario. E’ caotica al punto giusto, è moderna, ma anche molto storica. E’ cultura e arte. Ma è solo la nostra città di partenza, quindi di lei ne parleremo in un altro articolo dedicato!

L’ora e mezza di viaggio verso nord – ovest che serve per arrivare a Dujiangyan non è nulla di esaltante (ma sarà l’unico pezzo noioso! non temere): autostrada e paesaggio collinare. Vale la pena attraversare questo villaggio perché è patrimonio UNESCO e meraviglia ingegneristica apprezzata ancora oggi sia da cinesi che da stranieri. Famoso per il suo antico sistema di canali e dighe che venne costruito più di 2000 anni fa e ancora funzionante.

Proseguendo verso nord arriviamo finalmente a Songpan, città fortificata, famosa per essere stata crocevia di commerci tra Cina e Tibet. La città vecchia si sviluppa lungo una singola strada principale in cui si trova il mercato cittadino. Fermati a comprare qualche snack tipico come ad esempio degli yogurt essiccati con dentro frutta secca, deliziosi se ti piace il gusto di latte! Percorrendo la strada principale del mercato, arriverai ad una delle porte d’ingresso alla piazza in cui si svolgevano rituali e spettacoli. Siediti e goditi l’eco.

Il viaggio continua direzione nord, dove paesaggi immensi si scagliano di fronte a noi. Le praterie di Ruoergai danno subito il senso di infinito: prati verdi costellati da tende tibetane, mandrie al pascolo e cieli vasti che al tramonto iniziano a tingersi di oro. L’altitudine inizia a farsi sentire. Siamo a 3400 metri, ma trovarsi in questo luogo quasi fa dimenticare questo leggero mal di montagna. Gli hotel qui sono semplici ma molto confortevoli.

monastero Langmu 郎木寺
monastero Labrang 拉卜楞寺

GIORNO 2: monastero Langmu 郎木寺 – Ruoergai Horse Racing Festival 若尔盖草原赛马节- monastero Labrang 拉卜楞寺

Le cose da vedere son tante, e il tempo poco. O almeno così sembra.

Si parte presto da Ruoergai e arriviamo al confine tra Sichuan e Gansu. E’ qui che si trova il monastero di Langmu. Dipende dal giorno e dal periodo dell’anno, potresti riuscire a osservare alcuni rituali sacri, degli studenti che discutono le scritture in cortile subito dopo la lezione o la cerimonia dello sky burial. Quest’ultimo è un antichissimo rituale tibetano che consiste nell’offrire agli uccelli il corpo del monaco dopo la sua morte. La traduzione letterare del termine tibetano è “fare l’elemosina agli uccelli”.

Se viaggi in estate (il periodo migliore per visitare questi posti va da giugno a settembre) potrai assistere alla gara di cavalli che si tiene in una delle praterie vicino Ruoergai. Questa è una delle manifestazioni più importanti per il popolo tibetano, che in occasione del festival arriva da ogni parte della regione (e anche da fuori in realtà!) Uomini e donne vestiti in abiti tradizionali, eleganti e fieri. C’è un clima di festa e convivialità. Fumi di barbecue e sigarette, erbe aromatiche e incenso. Bancarelle dove acquistare perline per acconciarsi capelli e vestiti, artigianato e tanto cibo. Insomma, una sagra di paese, ma in grande.

Lasciamo queste infinite praterie per raggiungere la nostra ultima destinazione: il monastero Labrang. E’ uno dei monasteri della scuola Gelupa e ospita centinaia di monaci. E’ un monastero molto grande suddiviso in diverse parti, quindi considera di trascorrere almeno due ore qui. Una volta comprato il biglietto all’ingresso, il percorso sarà obbligato: non tutte le stanze sono accessibili ai visitatori. Una parte che sicuramente non devi perderti è il complesso con le sala di sculture di burro di yak.

Arriviamo a Tongren 同仁县 che è sera: una cena veloce e ci fermiamo per la notte.

monastero buddhista tibetano
Xining, Qinghai, China

GIORNO 3: villaggio Nianduhu 年都乎村 e arrivo a Xining 西宁

Tongren è il cuore pulsante dell’arte sacra tibetana, conosciuta in tibetano con il nome di Regong, Patrimonio Cultura Immateriale dell’Umanità. Qui nasce e si tramanda da secoli la tecnica dei thangka: pitture religiose su seta o cotone che raffigurano divinità, mandala e scene della vita del Buddha. Il villaggio di Nianduhe, nella contea di Tongren è un laboratorio a cielo aperto. Artisti e monaci lavorano fianco a fianco, realizzando opere minuzione che richiedono molti mesi per essere completate. Per visitare le botteghe dei locali bisogna andare porta a porta, chiedendo di poter visitare le sale interne.

Nella zona si trovano anche molto piccoli monasteri tibetani. Non sono luoghi turistici e in molti di questi monasteri è vietato l’accesso.

Nel pomeriggio proseguiamo verso Xining, capitale della provincia del Qinghai e anche famosa e antica città lungo la Via della Seta. E’ un punto strategico perché trovandosi a 2300 metri, potrebbe essere una città perfetta per iniziare da qui il viaggio e acclimatarsi ad un altitudine più bassa. Xining è una città ottima anche perché ben collegata, si trovano hotel moderni, tanti ristoranti e supermercati e farmacie, quindi perfetta per fare un po’ di scorte per affrontare i prossimi due giorni di viaggio prima della prossima città più grande.

Sono due le moschee più importanti: Dongguan Mosque 东关清真大寺 e Nanguan Mosque 南关清真寺. La prima rientra tra le quattro moschee più grandi della Cina nord-occidentale e la più grande del Qinghai. Entrambe mescolano architettura islamica e stile cinese tradizionale perché negli ultimi anni hanno subito restauri per essere “armonizzate” rispetto alla cultura cinese Han. Durante l’ora di preghiera, l’atmosfera è intensa: centinaia di fedeli riempiono il cortile.

Tre i mercati tipici per assaggiare la vera cucina hui-musulmana del Qinghai: spiedini di montone, manzo brasato al cumino, latticini come yogurt e formaggi. Il primo è il 大新街夜市 daxinjie yeshi, uno dei mercati più antichi e rappresentativi. Situato nel cuore della città, è noto per essere uno dei più grandi e quello più frequentato per una vasta offerta di street food. Il secondo è 新千夜市 xinqian yeshi apprezzato per l’atmosfera moderna e senza troppo caos. L’ultimo è 下南关夜市 xiananguan street night market.

Chaka Salt Lake 茶卡盐湖
Qinghai Lake 青海湖

GIORNO 4: Qinghai Lake 青海湖 e Chaka Salt Lake 茶卡盐湖

Dopo aver guidato per circa 1 ora e mezza arriviamo a Menyuan 门源, famosa per le sue immense distese di fiori di colza e praterie. Da qui in poi, però, la strada sarà sempre uno spettacolo incredibile di colori e contrasti unici. Fermarsi per sedersi sull’erba e osservare la vita delle praterie è un dovere.

Il viaggio prosegue verso Qinghai Lake, il più grande lago salato della Cina e una delle icone naturali più famose del Paese. Ci troviamo a 3.200 metri di altitudine con una superficie di 4.300 km². Ti avverto: il luogo è molto turistico e verrai preso d’assalto dai tibetani che vorranno farti fare un giro a cavallo o una foto sui loro yak addobbati a festa.

Il colore dell’acqua varia con la luce: dal turchese intenso al blu profondo, creando riflessi incredibili sul cielo. Fai una passeggiata lungo la riva o sulle passerelle panoramiche per un po’ di birdwatching o pika watching (questo termine me lo sono inventata io, ma sono così carini che vale la pena stare ad osservarli), non te ne pentirai.

Il vero lago salato, però, è il Chaka Salt Lake, conosciuto come lo “specchio del cielo” 天空之镜 . L’acqua bassissima (arriva più o meno a caviglie/polpacci) e il fondo bianco di sale creano un effetto fotografico unico. Puoi affittare degli stivali e fare una passeggiata sulla crosta salina. Assicurati di indossare dei vestiti “vecchi” perché la forte concentrazione di sale potrebbe rovinarli.

Qarhan Salt Lake 察尔汗盐湖

GIORNO 5: destinazione Golmud 格尔木  passando per il Qarhan Salt Lake 察尔汗盐湖

470 km separato Chaka lake dalla nostra destinazione. 4 ore e 30 di paesaggi incredibili. Gli stop lungo il percorso saranno tanti e probabilmente impiegherai più di 4 ore e 30 in realtà: fidati, ne vale la pena!

Il Qarhan Salt lake è il lago salato più grande della Cina, con una superficie di 5.800 km² è due volte il Lussemburgo. E’ così grande da essere chiamato il “mare di sale”, una distesa di bianco che si perde a vista d’occhio, interrotta a tratti da specchi d’acqua verde turchese e giallo. Questo lago non è solo un’attrazione turistica, ma è anche un importante centro industriale poiché fornisce il 40% del sale della Cina. Ti consiglio la visita con un drone perché altrimenti i paesaggi, ad altezza uomo, potrebbero risultare alquanto deludenti.

Arriviamo finalmente a Golmud. Non è una città turistica ma è la città di passaggio fondamentale per fare riforimento, acquistare eventuali snack, riposarsi e comprare qualche bomboletta di ossigeno qualora dovesse servire. Ricorda che è qui che devi ottenere il permesso per accedere alla zona disabitata. Assicurati che ti venga rilasciato dalla stazione di polizia più vicina dell’hotel presso il quale alloggi.

zona disabitata di Hoh Xil 可可西里 kekexili
Golmud 格尔木 
Qarhan Salt Lake 察尔汗盐湖

GIORNO 6: zona disabitata di Hoh Xil 可可西里

Il sesto giorno del viaggio è un salto in un mondo remoto, selvaggio e per certi versi primordiale. È qui che si entra nella riserva naturale di Hoh Xil 可可西里, Patrimonio UNESCO dal 2017 per la protezione delle sue specie rare. Questo è un lungo viaggio attraverso i margini di una regione disabitata dell’altopiano del Tibet-Qinghai, con altitudini che arrivano a 4800 metri. L’ambiente naturale è molto ostico e il clima cambia in fretta.

Le antilopi tibetane 藏羚羊 sono il simbolo della riserva, famose per le spettacolari migrazioni stagionali. Troverai anche yak selvatici, volpi tibetane, asini selvatici del Tibet e persino leopardi delle nevi (rari ma presenti). Un paradiso per il birdwatching perché qui nidificano e transitano oltre 200 specie di uccelli migratori.

Hoh Xil è un luogo che cambia volto a ogni curva: le strade si perdono tra altipiani infiniti, montagne spoglie e cieli bassi. Pianure, laghi e montagne innevate da una parte e praterie dall’altra. Il silenzio è totale. Non è una strada trafficata, nonostante ogni tanto passino delle macchine.

Dopo circa 500 km di viaggio, si raggiunge Qumalai 曲麻莱, un piccolo villaggio tibetano che funge da punto di sosta prima di proseguire verso sud. E’un villaggio molto piccolo con alberghi semplici ma funzionali. Siamo a 4200 metri e io ho preso una camera con ossigeno perché il mio corpo non si è ancora acclimatato e vorrei dormire serena.

monastero Gongsa 贡萨寺

GIORNO 7: Le origini dello Yangtze e il monastero Gongsa 贡萨寺

Il monastero Gongsa è un piccolo monastero tibetano incastonato tra le montagne. Il complesso, poco conosciuto e raramente visitato dai turisti, è un luogo di meditazione e silenzio. Mentre passeggiavo nella parte bassa del tempio, ho incontrato un monaco che parlava inglese e si è fermato a chiacchierare. Mi ha detto di essere arrivata tardi. “Per cosa?” gli ho chiesto “per lo sky burial” dice.
Avevo notato, appena arrivati, uno stormo di avvoltoi che si aggirava proprio alle spalle della parte alta del tempio. “Ci sarà una preda” avevo pensato. Quella mattina, in realtà, si era appena concluso un rituale.

Poco distante, si raggiunge un punto panoramico unico: la First Bend of the Yangtze River, dovrebbe essere l’inizio del viaggio di oltre 6000 km del fiume Azzurro, ma in realtà non lo è. Tuttavia il punto panoramico è spettacolare e vale sicuramente la sosta.

Arriviamo a Yushu, ma di questa città te ne ho parlato in un articolo dedicato. Sono rimasta qui un giorno e mezzo, quindi salteremo giorno 8. Per sapere cosa vedere a Yushu, leggi il mio articolo!

Dege Scripture Printing House
Dege Scripture Printing House

GIORNO 9: verso Dege 德格: monasteri e strade panoramiche

Si parte presto e si percorre la G215 Highway, un tracciato che sembra scolpito nella roccia e che attraversa vallate, passi montani e fiumi che tagliano le rocce. Nonostante la fatica, i panorami sono tra i più spettacolari dell’intero itinerario. Fermati nei punti panoramici sopra i tornanti per catturare la serpentina della strada incastonata tra montagne e praterie.

La prima sosta significativa è il monastero Zhugong 竹庆寺, un monastero tibetano di grande fascino spirituale e, sinceramente, il mio preferito di tutto il viaggio. È un importante centro di pratica buddista per le comunità locali. Le sue sale di preghiera sono decorate con thangka coloratissimi e statue dorate.

Proseguendo lungo la G215 si arriva a Yulong Lacuo 玉龙拉错, conosciuto come il “lago dei draghi di giada”. L’acqua è di un verde intenso, circondata da colline brulle e rocce rossastre che creano un contrasto cromatico incredibile. È considerato un lago sacro per i tibetani infatti sono molti i pellegrini che vengono qui per compiere il kora, il percorso rituale intorno alle sue sponde. Una leggenda che mi ha raccontato la figlia di una tibetana venditrice di perline, il lago sarebbe nato da lacrime divine e custodirebbe energie spirituali benefiche.

Dopo circa 8 ore di viaggio, arriviamo a Dege, un piccolo centro urbano incastonato tra le montagne e noto per il suo patrimonio culturale unico. Dege è famosa per la Dege Scripture Printing House, è una delle tre stamperie più grandi del Tibet ancora in funzione, insieme a quelle di Lhasa e Xiahe. Fondata nel 1729, conserva più di 200.000 lastre lignee incise, usate per stampare testi religiosi e filosofici.

La tecnica è rimasta invariata nei secoli: i monaci stendono l’inchiostro sulle lastre e imprimono i fogli a mano, in un rituale lento e meticoloso. Passeggiare tra le sale impregnate di odore d’inchiostro e legno antico è un’esperienza che riporta indietro nel tempo.

La città è un punto di incontro per pellegrini, monaci, artisti e viaggiatori. E’ una città unica nel suo genere, con una storia che è sopravvissuta anche alla rivoluzione culturale. Prendi una guida (unico modo per accedere alla stamperia) e ascolta attentamente.

monastero Katok 噶陀寺
monastero Katok 噶陀寺
monastero Katok 噶陀寺

GIORNO 10: monastero Katok 噶陀寺 e monastero Baiyu 白玉寺 fino alla contea di Ganzi 甘孜县

Il monastero Katok 噶陀寺 è uno dei più antichi. Fondato nel 1159, uno dei sei grandi monasteri della scuola Nyingma, la più antica del buddhismo tibetano. Conosciuto per la sua scuola di filosofia buddhista e per aver formato generazioni di studiosi e maestri spirituali, sorge su un altopiano panoramico circondato da colline verdi e bandiere di preghiera che danzano al vento.

Proseguendo lungo la Ganbai Road, si raggiunge il monastero Baiyu白玉寺 , che si affaccia sulla valle come un gioiello architettonico. Io sono stata fortunata perché nel momento in cui sono arrivata ho potuto assistere ad uno dei rituali in piazza con preghiere dei monaci, offerte di piccole statue di burro di yak in un grande falò al centro della piazza e canti rituali.

Arriviamo nella contea di Ganzi, siamo nel west Sichuan.

monastero Guanyin 观音寺
monastero Changlie 昌列寺

GIORNO 11: monastero Guanyin 观音寺, monastero Changlie 昌列寺, villaggio Taoping e rientro a Chengdu

Dal cuore della prefettura autonoma tibetana orientale, si scende lentamente verso il Sichuan, seguendo strade che ancora una volta ti porteranno a scoprire tanti gioielli nascosti e villaggi antichi.

La prima tappa è il ponte Guanyin, che prende il nome dalla dea della compassione nel buddhismo, Guanyin. Immerso tra gole e acque turchesi, il ponte è legato a leggende popolari: si dice che attraversarlo porti protezione e fortuna. Le bandiere di preghiera appese lungo i cavi vibrano al vento, creando un’atmosfera mistica che accompagna il viaggiatore nel passaggio dal mondo tibetano a quello han. Poco distante, si visita il monastero di Guanyin 观音寺 , che domina la valle dall’alto. Conosciuto per le sue statue dorate e i muri dipinti di rosso intenso, è un luogo di pellegrinaggio per le comunità locali.

Proseguendo verso sud, si incontra il monastero Changlie 昌列寺, uno dei più antichi della regione. Dai suoi terrazzamenti si gode di una vista panoramica sui villaggi tibetani circostanti, dove i tetti colorati spiccano tra le montagne.

Prima di rientrare a Chengdu, si fa una sosta al villaggio di Taoping 桃坪羌寨, culla della minoranza Qiang, nota per la sua architettura fortificata. Le torri di guardia in pietra e i vicoli labirintici collegate da stretti vicoli a volte tortuosi, creando un intricato dedalo che fungeva da sistema difensivo. I Qiang sono considerati uno dei popoli più antichi della Cina, con una storia che affonda le radici di oltre 3.000 anni.

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